Mamma

E anche noi ripartiamo

15 gennaio 2018

Anno nuovo, tempo di nuovi inizi, di buoni propositi e di bilanci. 

E anche noi ripartiamo.

Ritorniamo ad occuparci del blog, dei social, a fotografare, scrivere, viaggiare.

Ritorniamo dopo una pausa, non voluta, non programmata ma obbligata. Dopo una pausa dettata dal vuoto di parole, da emozioni troppo forti e da un dolore da elaborare.

A inizio dicembre abbiamo scoperto, con estrema gioia, che il baby n.3 era in arrivo.

Alla notizia hanno fatto seguito i sogni, i progetti, le emozioni che l’arrivo di un figlio inevitabilmente porta con sé.

Perché, se è vero che fino al terzo mese e a volte anche oltre, non si può mai stare tranquilli, sfido chiunque a non fantasticare su questa nuova vita, immaginare il suo aspetto e come cambierà la vita.

Avremmo voluto gridarlo al mondo, ma ci siamo limitati ad annunciarlo ai familiari e amici intimi. Si fa così, un po’ per scaramanzia, un po’ per aspettare di superare la fase più pericolosa della gravidanza. Abbiamo aspettato con trepidazione il giorno della prima visita per vedere il cuore battere e sentirsi dire “è ben impiantato”. E così è stato. 

Tutto a posto, se non fosse stato per quella domanda che ho fatto al ginecologo prima di uscire: “mi devo aspettare delle perdite di sangue o basta?”. 

Sarà stato sesto senso, presentimento o non so cosa ma l’indomani mattina tutto è precipitato. Tutto è precipitato in modo repentino, inaspettato, irrimediabilmente.

E mi risuonano le parole del dottore del pronto soccorso: “era preparata?”. Lo ero, come si può essere pronti a perdere un figlio. 

Perché per un genitore quello che si perde non è un embrione, ma un figlio, un bambino come gli altri che hai a casa. 

E ti chiedi come sia successo. Perché il tuo corpo, che in effetti negli ultimi giorni era troppo stanco, così impegnato in una lotta per la vita, ha eliminato quel bambino. Quando quel cuore che fino al giorno prima hai visto battere, ha smesso di vivere? Quando? Cosa stavo facendo io? Cosa potevo fare? 

Niente.

E così se ne è andato, lasciandomi talmente stordita da non capire se tutto ciò sia stato un sogno, divenuto poi un incubo o la realtà. Se ne è andato lasciandomi pur sempre madre di tre. Perché io quel test positivo, l’ho visto tre volte. Quelle emozioni nel vederlo e nel vedere quel piccolo cuore le ho vissute tre volte. Perché io ho amato tre volte quelle vite sul nascere. 

Ed è vero non ci sarà mai una nascita ed io ho dovuto voltare pagina, per me, per i miei figli, per mio marito, ma non posso dimenticare quel dolore provato quando quelle perdite di sangue sono diventate troppo forti. Il dolore di quando ho capito. 

E nonostante tutto, lui/lei rimarranno sempre con me. Rimarranno in quel test riposto nel cassetto, quell’ecografia incollata sul diario, quella goccia di sangue caduta in una fuga tra le piastrelle e in quei ricordi indelebili.

Ma ora bisogna rialzarsi. Ripartiamo.

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