Featured Viaggi

Come affrontare il jet-lag con bambini

14 agosto 2018
Come-affrontare-il-jet-lag-con-bambini

Il jet-lag, ossia quell’insieme di disturbi derivanti dal cambio di fuso, che comporta irritabilità, inappetenza, stanchezza, emicrania, ecc., è una delle principali preoccupazioni dei genitori, che vorrebbero intraprendere un viaggio intercontinentale.
Anche noi ci siamo domandati come avrebbero vissuto i nostri figli questo tornare indietro nel tempo.
Io e Antonio, 5 anni fa, abbiamo fatto un po’ fatica ad adattarci ai nuovi ritmi e così avevamo fame nei momenti più improbabili e sonno di giorno anziché di notte. Il tutto è durato all’incirca 2-3 giorni e poi siamo diventati “americani” a tutti gli effetti.

Questa volta, invece, noi adulti non abbiamo avuto alcun problema con il jet-lag. Motivo? Con due bambini piccoli e un anno di lavoro sulle spalle, si dormirebbe in qualsiasi momento. Le nostre riserve di sonno erano tali, che ricaricare le pile di giorno o di notte per noi era indifferente.
Per i bambini, invece, mi ero premunita con della melatonina, che mi aveva consigliato anche il loro pediatra.
Se non che, preparando le valigie, volevo riporre il flaconcino con la melatonina nel bagaglio a mano, per poterlo utilizzare, se necessario, in aereo. Ma, complice il senso dell’ordine di mio marito, che non ha colto il senso delle valigie e ha risposto nel mobile la magica pozione salvasonno, siamo partiti senza melatonina.
Eravamo quindi pronti a doverla cercare nelle enormi pharmacy americane, ma in realtà non ce n’è stato bisogno.
Siamo, infatti, atterrati a Los Angeles alle 16 (mezzanotte in Italia ed eravamo svegli dalle 4 del mattino) ed entrambi i bambini avevano fatto due pisolini, uno all’ora del sonnellino pomeridiano e l’altro dopo la cena, svegliandosi però per il trambusto della discesa dall’aereo. Nel tragitto dall’aeroporto all’hotel, durato circa 40 minuti, i bambini hanno fatto un altro riposino, che gli ha permesso di arrivare svegli all’ora di cena e stanchi all’ora della nanna. Noi ovviamente eravamo cotti, non avendo praticamente dormito né in aereo, né in auto.

Il giorno successivo i bambini si sono svegliati presto, ma non so come, sono riusciti a non dormire di giorno, limitandosi a qualche breve riposino (Filippo ad esempio ha dormito solo una quarantina di minuti verso le 13, per poi rimanere sveglio sino alla sera). Probabilmente sarà stata l’eccitazione di essere arrivati in un posto nuovo, la loro innata curiosità o quei brevi riposini, ma non hanno risentito minimamente del jet-lag e noi con loro.
Tornando a casa,invece, il ritorno alla normalità è stato leggermente più impegnativo e abbiamo utilizzato per qualche sera la melatonina. A differenza dell’andata, al ritorno abbiamo volato di notte e i bambini hanno dormito per tutta la durata del volo, regalandoci un viaggio di 12 ore da sogno. Siamo atterrati a Londra alle 15, quando per noi era mattina presto, anziché pomeriggio. I bambini erano riposati, hanno giocato un po’ durante il nostro ultimo tragitto Londra-Milano e dopo aver ritirato i bagagli, aver scoperto che un bagaglio era stato smarrito e aver cenato, siamo arrivati a casa tardi e stanchi. Quindi nanna assicurata!!
Nelle sere successive, avendo notato che entrambi i bambini facevano fatica a prendere sonno, abbiamo deciso di sfruttare la melatonina. Non era indispensabile, però ci ha aiutato molto a tornare alla normalità.

Noi, peraltro, avevamo già utilizzato questo integratore, due anni fa, non in occasione di un viaggio, ma per far fronte alle difficoltà di sonno di Filippo (dopo le vacanze, in Italia, senza cambio di fuso, non si addormentava prima delle 2 del mattino!!). Anche in questo caso ci era stata consigliata dal pediatra, forse vedendo le nostre occhiaie!! Allora però, a differenza di questa volta, non aveva avuto grandi effetti.
Dopo questa esperienza mi sento quindi di dire che il jet-lag non è un problema, soprattutto per i bambini, che sanno adattarsi molto più velocemente di noi adulti.


You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply