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Viaggiare negli USA a due e quattro anni fa differenza?

10 agosto 2018

Al ritorno dal nostro viaggio di nozze in America, io e Antonio ci siamo ripromessi che ci saremmo tornati presto. Avevamo collezionato una serie infinita di ricordi stupendi, impresso nella nostra mente immagini di paesaggi mozzafiato e creduto ogni giorno di aver visto il posto più bello del mondo, per essere poi smentiti l’indomani. Da qui il desiderio di tornare in quelle terre lontane.

Sono però subentrati vari imprevisti. Il primo, il più grande e bello, è stato l’arrivo dei nostri figli. E con loro, si sa, tutto cambia. Zaino in spalla e si va, lascia il posto a valutazioni su cosa sia meglio per loro, preoccupazioni, il desiderio di offrirgli il meglio e la fatica.

La fatica di portare in viaggio dei bambini, non neghiamolo è tanta. Le valigie sono duplicate, bisogna portare tutto l’occorrente, più passeggini, vasino, giochini e molto di più. E poi ci sono i loro ritmi da rispettare, le loro esigenze, i loro gusti e le loro lamentele.

Ma questa fatica c’è anche nel quotidiano. Chi va a fare la spesa con due o più figli al seguito ne sa qualcosa. I capricci, le discussioni, le marachelle e i litigi ci sono a casa e ci saranno in vacanza.

Ma tutto ciò non deve fermarci, perché se è vero che in vacanza ci si porta anche le problematiche del quotidiano, ci sono posti meravigliosi ad attenderci, che ci fanno chiudere un orecchio su un capriccio e un occhio su una marachella.

Io, ad esempio, ho fatto la fatidica romanzina a Filippo, proprio al nostro arrivo nell’albergo più spettacolare che abbia mai visto, ossia nella Monument Valley. Il malcapitato era molto eccitato, si arrampicava ovunque, urlava e chi più ne ha più ne metta. Stessa romanzina ho fatto però anche oggi, solo che siamo a casa.

Ovviamente se avete un figlio agitato, lo sarà anche in vacanza, ma ciò non cambierà la bellezza del vostro viaggio.

Spesso mi capita poi di sentire molti genitori chiedersi se valga la pena fare un viaggio così impegnativo con bambini piccoli. “Si stancheranno”. “Non ricorderanno nulla”. “Bagnarsi nel Ticino o nelle acque dell’Oceano per loro è uguale”. “Non capiranno nulla e non sapranno dove sono”. Queste sono le frasi più tipiche dei genitori poco avventurosi.

Vi racconto allora la mia esperienza. Come hanno vissuto il viaggio in America i miei figli.

Filippo 4 anni si è comportato da vero viaggiatore. Ha esplorato con lo sguardo e con i suoi piedini, ha sentito profumi nuovi, si è meravigliato per l’immensità degli spazi, ha cercato cervi, cavalli e mucche lungo i nostri percorsi e ha esultato nel trovarli. Ha cercato poi di capire dove fossimo e quanto fossimo lontano da casa. Posso quindi dire con assoluta certezza che Filippo si è divertito moltissimo e spesso ci ha chiesto di tornare in alcuni luoghi, che gli sono piaciuti particolarmente. Lui, spesso, anche nel quotidiano, ricorda cose successe molto tempo fa. Fatti che a noi sono sembrati banali, ma che sono rimasti impressi nella sua mente. Credo quindi che un viaggio così bello, gli abbia creato un bagaglio infinito di ricordi.

Ludovico 2 anni su di lui ricadevano le mie principali preoccupazioni. Come lo intratterremo per tutto il viaggio? Mangerà? Disturberà i passeggeri del volo? Servirà un atterraggio di emergenza? Come andrà con il fuso orario? Insomma le domande che tutti i genitori si pongono.

In realtà Ludovico è stato quello che ha superato meglio il jet-lag, quello che ha superato la noia dei lunghi viaggi in auto facendosi delle belle dormite e quello che non ha mai smesso di sorridere dal mattino alla sera. Ho così verificato, come dicono in tanti, che i piccoli sono i primi ad adattarsi in ogni situazione.

Cosa ha significato per lui questo viaggio? Io, adesso, non so dire se ricorderà qualcosa, ma sicuramente ha vissuto dei momenti di grande gioia con suo fratello e noi. Ha respirato il nostro entusiasmo, il nostro spirito di avventura, la nostra voglia di esplorare e si è saputo adattare. Insomma, è stato felice!! E la felicità, la serenità e il benessere sono stati d’animo che si conservano nel cuore per tutta la vita. Saremo noi, poi, con l’infinità di foto che abbiamo scattato, a raccontargli dove siamo stati quando era piccolo.

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